Ruolo, competenze e percorso professionale in Italia

Il Responsabile della sostenibilità coordina la strategia ambientale, sociale e di governance (ESG) di un'organizzazione, assicurando la conformità normativa, il monitoraggio degli impatti ambientali e la comunicazione con gli stakeholder. Opera in ambiti diversificati come industria, servizi, consulenza e pubblica amministrazione, spesso all'interno del team direzionale o reportando al CEO o al Direttore Generale.

Le principali mansioni includono lo sviluppo di politiche aziendali sostenibili, la redazione di report ESG e bilanci di sostenibilità, la misurazione del carbon footprint, l'implementazione di pratiche di economia circolare e la gestione delle certificazioni (es. ISO 14001). Il ruolo richiede inoltre il coordinamento di progetti trasversali e il coinvolgimento dei fornitori sulla sostenibilità della supply chain.

Tra le competenze chiave si annoverano la capacità di analisi dei dati, project management, conoscenza delle normative ambientali e degli standard di rendicontazione, competenze comunicative per il dialogo con stakeholder interni ed esterni e la capacità di integrare obiettivi di sostenibilità nella strategia aziendale. Il contesto lavorativo è dinamico e in rapida evoluzione, con opportunità in aziende grandi e medie, studi di consulenza e organismi pubblici.

La figura del Responsabile della sostenibilità è sempre più centrale nelle organizzazioni che investono in responsabilità sociale e ambientale. Se sul sito ci sono 18 annunci, questi riflettono la ricerca di profili capaci di integrare strategia e misurazione delle performance ESG; le offerte si concentrano spesso in Milano, Bergamo, Padova e presso realtà come Altro, British American Tobacco, DSV - Global Transport and Logistics, pur essendo presenti opportunità anche in realtà più piccole.

Il mercato premia competenze trasversali: progettazione di piani di sostenibilità, reportistica non finanziaria e comunicazione istituzionale. Tra i trend emergenti si rilevano l'adozione di standard internazionali ESG, l'uso di tecnologie per la rendicontazione e l'integrazione della transizione energetica nei piani aziendali.

Studi richiesti: La figura tipica è laureata (Laurea triennale o magistrale) in discipline come Ingegneria ambientale, Scienze ambientali, Economia, Management, Chimica o Giurisprudenza con specializzazione in sostenibilità. Spesso è richiesta una formazione post-laurea o master in CSR, sostenibilità d'impresa, management ambientale o ESG; certificazioni in auditing ambientale e conoscenza degli standard internazionali (es. GRI, ISO 14001) sono un plus.

Competenze richieste: Strategia ESG, Reporting di sostenibilità (GRI, SASB), Carbon footprint e contabilizzazione delle emissioni, Valutazione ciclo di vita (LCA), Normativa ambientale italiana ed europea, Gestione progetti, Analisi dei dati e KPI, Comunicazione e stakeholder engagement, Gestione della supply chain sostenibile, Audit ambientali e certificazioni (ISO 14001), Economia circolare, Valutazione e gestione dei rischi, Budgeting e business case per investimenti sostenibili, Change management, Competenze digitali per la rendicontazione










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Il Responsabile della sostenibilità definisce e implementa la strategia ESG dell'organizzazione, assicurando la conformità a normative ambientali e sociali. Coordina la redazione dei report di sostenibilità, misura e monitora indicatori come il carbon footprint, promuove pratiche di economia circolare e la riduzione degli impatti ambientali. Gestisce progetti trasversali con vari dipartimenti (produzione, acquisti, HR, comunicazione), coinvolge fornitori e stakeholder e supporta la direzione nella integrazione di obiettivi sostenibili nel business plan. Inoltre supervisiona audit e certificazioni ambientali e valuta i rischi reputazionali e normativi legati alla sostenibilità.

Il percorso ideale prevede una laurea in discipline tecnico-scientifiche (es. ingegneria ambientale, scienze ambientali), economiche o giuridiche, spesso supportata da un master in sostenibilità, CSR o management ambientale. L'esperienza pratica è fondamentale: ruoli in gestione ambientale, compliance, auditing, project management o consulenza ESG accelerano l'accesso. Competenze in analisi dati, reporting GRI, valutazioni di LCA e conoscenza della normativa italiana ed europea sono molto apprezzate. Partecipare a corsi specifici, ottenere certificazioni (es. auditing ISO 14001) e avere esperienza di lavoro su progetti cross-funzionali sono elementi distintivi per il reclutamento.

La retribuzione può variare in base a esperienza, dimensione aziendale e settore. Per un profilo junior si parte da retribuzioni lorde annue intorno a 28.000–38.000 euro; figure con esperienza intermedia possono collocarsi tra 40.000 e 60.000 euro. Responsabili senior o Head of Sustainability in grandi aziende o gruppi internazionali possono superare i 70.000–90.000 euro annui, con pacchetti variabili che includono benefit e incentivi legati a obiettivi ESG. Le città principali e settori ad alto impatto ambientale tendono a offrire remunerazioni più elevate.

Le certificazioni e la conoscenza degli standard internazionali sono molto importanti. Competenza in GRI, SASB, TCFD e standard ISO (soprattutto ISO 14001) facilita la progettazione di sistemi di gestione efficaci e la rendicontazione trasparente. Le certificazioni dimostrano competenza tecnica e credibilità nei confronti di stakeholder e clienti. Inoltre, la conoscenza di metodologie di contabilizzazione delle emissioni (GHG Protocol) e di strumenti di valutazione come LCA supporta decisioni basate su dati. Sebbene non sempre obbligatorie, queste competenze aumentano le opportunità di carriera e la capacità di implementare pratiche conformi a requisiti sempre più stringenti.

La domanda è significativa in diversi settori: industria manifatturiera, energia e utilities, costruzioni, automotive, chimica, grande distribuzione, servizi finanziari e consulenza. Anche il settore pubblico e le ONG ricercano professionisti per strategie di sostenibilità e progetti di efficientamento energetico. Nei settori regolamentati o ad alto impatto ambientale la figura è particolarmente strategica per gestire compliance, ridurre emissioni e implementare innovazioni sostenibili. Cresce infine la richiesta in aziende tecnologiche e startup che integrano sostenibilità fin dalle fasi iniziali di sviluppo del business.

In gran parte sì: molte attività di analisi, reporting e coordinamento possono essere svolte da remoto o in modalità ibrida. Tuttavia, il ruolo richiede anche attività in presenza, come ispezioni di sito, audit ambientali, incontri con fornitori e visite a impianti produttivi. Pertanto, le offerte spesso prevedono un mix di lavoro agile e presenza in sede o sul campo. La flessibilità dipende dalla natura dell'azienda e dal settore; nelle consulenze e nelle grandi imprese è comune una combinazione di remote working per attività strategiche e trasferte per attività operative.