Profilo professionale, competenze e requisiti

Il Vicepresidente (VP) di una fondazione svolge funzioni di leadership strategica e coordina le attività operative legate a fundraising, programmi e relazioni istituzionali. Collabora con il Consiglio di Amministrazione per definire obiettivi pluriennali, budget e politiche di grant-making, garantendo il rispetto della missione e della normativa vigente.

Tra le mansioni ricorrenti figurano lo sviluppo e l'implementazione di strategie di raccolta fondi, la gestione dei rapporti con donatori istituzionali e corporate, la supervisione dei team di progetto e la valutazione di impatto. Il ruolo richiede competenze in governance, pianificazione finanziaria, comunicazione e negoziazione, oltre a capacità di networking e rappresentanza pubblica.

Il contesto lavorativo è tipicamente non profit o filantropico, con relazioni continuative verso enti pubblici, aziende e comunità beneficiarie. È fondamentale un approccio orientato ai risultati, con competenze manageriali e conoscenza di strumenti digitali per il donor management e la rendicontazione.

La figura del VP Fondazione rappresenta un punto di riferimento per le fondazioni che cercano leadership nella raccolta fondi e nelle relazioni istituzionali. Se sul sito sono presenti 323 annunci, queste opportunità possono riguardare contesti diversi, da fondazioni aziendali a enti no profit nazionali.

Le inserzioni si concentrano spesso in grandi città e hub filantropici come Milano, Roma, Torino, con assunzioni da parte di realtà consolidate e nuovi attori come Experteer Italy, Jobtome, Jet HR. Tra i trend emergenti vi è un crescente focus su digital fundraising, analisi dei donatori e partnership pubblico-private, che ridefiniscono le competenze richieste per il VP Fondazione.

Studi richiesti: Laurea magistrale in Economia, Management, Relazioni Internazionali, Scienze Politiche o discipline affini; Master o corsi di perfezionamento in Fundraising, Nonprofit Management, Public Policy o Governance consigliati. Esperienza consolidata nel terzo settore o in ruoli direttivi è preferibile.

Competenze richieste: Leadership strategica, Sviluppo e gestione fundraising, Gestione relazioni con donatori e stakeholder, Pianificazione finanziaria e budget, Grant writing e valutazione progetti, Governance e compliance normativa, Comunicazione istituzionale, Project management, Networking e rappresentanza, Analisi di impatto e monitoraggio, Negoziazione e partnership corporate, Gestione team e mentoring, Utilizzo CRM per donor management, Fundraising digitale e campagne online, Capacità di rendicontazione e reporting










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Il percorso tipico prevede una solida formazione accademica (laurea magistrale, spesso accompagnata da master in nonprofit management o fundraising) e un'esperienza progressiva nel terzo settore o in enti filantropici. Molti VP iniziano in ruoli operativi come responsabile progetti, fundraiser senior o program manager, acquisendo competenze in gestione team, rendicontazione e sviluppo risorse. Successivamente assumono ruoli direttivi, ampliando responsabilità su strategia, governance e relazioni istituzionali. Competenze trasversali come leadership, capacità negoziale e networking sono cruciali. Talvolta è richiesta esperienza anche in corporate social responsibility o in fondazioni aziendali.

La retribuzione varia in base a dimensione della fondazione, budget gestito, ubicazione geografica e esperienza del candidato. In Italia, per fondazioni medio-grandi, il compenso annuo lordo può collocarsi in una fascia che va da livelli competitivi rispetto al terzo settore fino a package più elevati nelle grandi organizzazioni filantropiche o bancarie. Oltre allo stipendio base possono essere previsti benefit legati a performance, auto aziendale o indennità per rappresentanza. È importante valutare anche fattori non monetari come autonomia decisionale, impatto sociale e stabilità dell'ente.

Un VP deve saper utilizzare strumenti digitali per il donor management (CRM), piattaforme di crowdfunding, software per la rendicontazione finanziaria e strumenti di analisi dei dati per valutare l'impatto dei programmi. Conoscenze base di digital marketing e gestione campagne online facilitano le strategie di raccolta fondi moderne. Inoltre, la capacità di interpretare report statistici e KPI è importante per il monitoraggio delle attività. Non è richiesta la padronanza tecnica avanzata, ma la capacità di guidare l'adozione di tecnologie, selezionare fornitori e integrare strumenti digitali nei processi organizzativi.

La differenza dipende dalla struttura dell'ente: il VP spesso affianca il Presidente o il CEO, concentrandosi su specifiche aree strategiche come fundraising, programmazione o relazioni istituzionali. Il Direttore Generale/CEO ha solitamente la responsabilità complessiva dell'operatività quotidiana e della gestione amministrativa. Il VP può avere deleghe su sviluppo strategico, supervisione dei progetti e rappresentanza esterna, lavorando in stretta collaborazione con il Consiglio di Amministrazione. In alcune fondazioni il VP funge da braccio destro del CEO, mentre in altre è più focalizzato su compiti esecutivi specializzati.

Il VP deve conoscere la normativa che regola le fondazioni e le organizzazioni non profit in Italia, incluse le disposizioni fiscali per il terzo settore, obblighi di trasparenza, rendicontazione e normative antiriciclaggio se rilevanti per le donazioni. Deve garantire conformità alle linee guida sul trattamento dei dati personali (GDPR) nelle attività di donor management e comunicazione. Inoltre è importante conoscere le regole relative a sponsorizzazioni, partnership internazionali e gestione dei fondi pubblici o europei. La compliance interna, procedure di controllo e politiche etiche sono responsabilità dirette o condivise.

Tra le soft skills critiche figurano leadership collaborativa, capacità comunicative eccellenti, orientamento al risultato e adattabilità. L'empatia e la sensibilità verso contesti sociali differenti favoriscono la progettazione di interventi efficaci. Abilità di negoziazione e gestione dei conflitti sono necessarie per trattare con donatori, partner e consiglio direttivo. Pensiero strategico e capacità decisionale aiutano a bilanciare esigenze operative e missione. Infine, resilienza e gestione dello stress sono importanti per affrontare scadenze, obiettivi di raccolta fondi e responsabilità reputazionali.